Isolarsi per questioni di puro orgoglio è un qualcosa che prima o poi ha fatto parte della vita di tutti: diventiamo suscettibili, rimestiamo di continuo pensieri, rabbia, e arroganza, arrivando fino al punto di tradurre qualsiasi cosa ci venga fatta come un’offesa alla nostra persona.

A differenza di altre emozioni, l’orgoglio infatti si associa, d’impatto, più a una sensazione di disagio che ad una positiva. In realtà richiamiamo alla mente solo il caso dove si è mescolata la superbia. Com’è facile immaginare, però, esiste l’altra faccia della medaglia: l’orgoglio sotto forma di amor proprio e di fierezza. E’ assolutamente normale, anche e soprattutto se rivolto verso l’altro. Quando invece si diventa sprezzanti, ci si è chiusi in un guscio fatto di “ci sono solo io”.

Un orgoglioso in realtà è colui che possiede delle qualità in maniera consapevole: i comportamenti scorretti che assume possono derivare soltanto dal timore che gli vengano tolti i meriti. Risulta perciò evidente che l’orgoglioso possieda comunque una forte personalità: una buona autostima e fiducia in sé stessi deve passare anche da un sano orgoglio.

Quando si esagera in difetto, si finisce per essere superbi, quando di orgoglio se ne ha troppo poco, al contrario, si perde la fiducia nelle proprie capacità. Ciò vuol dire che l’orgoglio è l’emozione che più di altre ha dei significati antitetici, nei confronti dei quali è facile perdere l’equilibrio.

Mia nonna diceva “l’orgoglio va via a cavallo ma torna a piedi”.

Qual è il limite tra l’essere fieri e l’essere egocentrici? Consideriamo che l’orgoglio, da alcuni psicologi, è considerato come una forma esagerata di autostima. Esistono però anche una serie di emozioni decisamente più salutari e necessarie al benessere.

L’orgoglio positivo è corrispondente a un senso d’appartenenza sano: sono orgoglioso di far parte di un team di lavoro eccellente, di una nazione pacifica e innovativa, di un gruppo di amici leale e sincero. Sono orgoglioso del lavoro di mio padre, sono orgoglioso di un bel voto a scuola di mio figlio, ecc…

Al contrario, se l’orgoglio non è del tutto direzionato all’esterno, possiamo finire per amare troppo la propria presunta perfezione, ritrovando a ritenere sé stessi come superiori a chiunque: a quel punto l’orgoglio si trasforma e la persona diventa egocentrica.

A volte si tratta soltanto di chiusura involontaria: un soggetto orgoglioso si autoconvince di avere raggiunto un elevato grado di conoscenza di una materia, ma è talmente “pieno di sé” da sottovalutare che, senza condividerla all’esterno, essa risulta alle lunghe inutile in maniera assoluta.

In altri casi, l’orgoglio è legato ai rapporti: si crede di essere stati perfetti nei confronti dell’altro, e si è sempre meno in grado di reggere anche una sua normalissima critica costruttiva.

Di conseguenza, si rompono dei rapporti per situazioni che, in realtà, si potrebbero sciogliere con molta più umiltà. Si concede sempre meno spazio all’altro per spiegarci davvero come stanno le cose, e anzi, si è sicuri che esso abbia di sicuro agito per ferirci., o che abbia torto a prescindere.

Ci allontaniamo dalle persone convinti che aver scalfito la nostra perfezione sia stato un colpo basso, e facciamo di tutto per evitare che ciò si ripeta. Meglio costruirsi una piccola torre d’avorio dove saremo inavvicinabili. Ovviamente, tutto questo impedisce di capire quanto il grosso degli errori sia stato prima di tutto nostro. Ci rendiamo poco conto di quanto male abbiamo seminato e/o inflitto, soprattutto alle persone che ci amano.

In altre parole, chi si nasconde dietro un’alta autostima, ha difficoltà a confessare a sé stesso quanto il problema sia legato alla sensazione opposta: la tattica inconscia dell’orgoglioso si manifesta in un continuo guardare cosa fanno gli altri per evitare di sentirsi inferiore.

Ammettere di essere “sbagliato” è fuori discussione. A quel punto, anche lo stesso atteggiamento orgoglioso diventa una pesante maschera, fino a cronicizzarsi. Ecco che una situazione di sostanziale chiusura ci renderà:

  • Incapaci di costruire nuovi rapporti
  • Delusi verso il prossimo che continuamente “ci capisce poco”
  • Convinti di essere stati sempre perfetti
  • Incapaci di confrontarci e metterci in discussione
  • Carichi di stress e malumore
  • Propensi alla depressione

Ovidio diceva “getti l’orgoglio chi vuole lungo amore”: interagire con gli altri è una sfida che chiede sempre impegno, e il rischio di indulgere nella presunzione è sempre dietro l’angolo. In pratica, stiamo parlando di un lavoro continuo.

Ci insegna molto, in questo senso, uno dei grandi della musica italiana, Vasco Rossi, in “Giocala”

“(…) ma c’è qualcosa che ti frega,
si chiama orgoglio quello che ti frega
Corri e fottitene dell’orgoglio,
ne ha rovinati più lui che il petrolio!
Ci fosse anche solo una probabilità
Giocala, giocala, giocala!

Siamo mai migliori degli altri? Siamo in competizione? La risposta giusta è che siamo vivi ed in continua interazione. Se siamo orgogliosi in modo sano, possiamo addirittura essere di buon esempio a chi ci sta intorno. Tutto sta nel capire quali siano i nostri meriti, come e perché ce li siamo guadagnati, e allo stesso tempo nel percepire con empatia anche quelli degli altri.

L’orgoglio positivo ci permette di evitare di calpestare e di farsi calpestare contemporaneamente, oltre che il vivere ogni esperienza di interazione con profonda umiltà.

Lavorare con il Mandala dell’orgoglio

Un Mandala dell’orgoglio è, per tutti questi motivi, una sfida con sé stessi: molto spesso gli orgogliosi dicono di “volercela fare da soli” e accettano con difficoltà di farsi aiutare a vedere le cose in modo diverso. Un orgoglioso in stato negativo ha già scritto la sua spiegazione, e quasi si sente realizzato nell’autoconvincersi che ha di sicuro ragione lui e lui solo.

Tutto ciò, però, si può sciogliere nei colori di un Mandala: la durezza che ci blocca è soltanto un punto da cui partire per armonizzare le situazioni che abbiamo attorno. Si potrebbe scoprire, da un’interpretazione, che siamo sempre stati orgogliosi fin da piccoli (perché magari abbiamo avuto l’esempio di genitori che lo erano altrettanto), oppure che abbiamo “filtrato” il tema in maniera erronea a seguito di traumi nel mondo del lavoro o dei rapporti personali.

Una volta iniziati a “sbrogliare” gli scogli inziali, si potrà aver voglia di osservare meglio le cose che ci accadono. Tanti piccoli segnali e coincidenze, verso le quali prima eravamo distratti e ciechi, potrebbero dirci di stare più attenti o indicarci in anticipo dove siamo ancora in tempo a porre rimedio. Un qualcosa di meraviglioso accade quando ci insegnano a lasciarci andare con più serenità, e che quello ci eravamo fatti era semplicemente un film. Ma siamo in grado di distinguere se un proprio successo è temporaneo o ha delle solide basi? Un Mandala potrebbe segnalare la vostra tendenza a vantarvi in modo eccessivo e veloce, e indurvi invece a fare un grosso respiro prima di “sparare alto”.

L’esercizio più profondo che vi ritroverete a fare sarà quello di confrontarci ogni giorno con l’onestà, prima di tutto verso sé stessi. Scoprirete che interagire con gli altri sarà molto più facile: ciò che pensavate fosse una mancanza di rispetto nei vostri confronti risulterà ridicola, e riuscirete perfino a sorridere del tempo perso per stupide questioni d’orgoglio. Ritrovate la gioia di riallacciare dei rapporti sani, di essere fieri soltanto quando ce n’è davvero motivo!

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